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blogorrea [ Yankee's gone home ]
 


...Oh say does that star spangled banner yet wave, o'er the land of the free, and the home of the brave

Benvenuti nel blog più filo-americano del pianeta. Che poi non sia la stessa America di Giorgino II, beh, quella è un'altra storia...

 

 

Contini for president: il sito

 

Contini for president: il test

 

 

 


25 febbraio 2005


tamagotchi

Questo blog è morto di crepacuore per essere stato troppo a lungo ignorato dal papà...




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14 febbraio 2005


Poi dice che ti viene la febbre

Cominciata malissimo, la giornata non è certo migliorata.




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11 febbraio 2005


Time machine: giganti

 11 febbraio 1945: Yalta, e ho detto tutto.




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2 febbraio 2005


Le parole di un amico caro

Quali parole si usano, in che modo si costruiscono le frasi, quali espedienti retorici si utilizzano, dove si mettono i punti, come si fa a scrivere che uno lascia il suo giornale dopo venticinque anni? Non so se c'è una regola, non credo, comunque io non l'avevo mai fatto prima. Adesso invece lo faccio e ve lo dico, anzi ve l'ho già detto. E tanto per rincarare la dose, porto via con me anche la jena. Senza di lei non potrei vivere, e soprattutto viceversa. Continuerò a fare quello che credo di saper fare, scrivendo più o meno di politica su un altro giornale. Magari mi troverò malissimo, magari no. Spero di no, ovviamente. Non solo perché mi butto in questa nuova avventura con spirito piuttosto positivo, e dunque mi dispiacerebbe molto se non funzionasse, ma anche perché voglio vedere che significa fare il mio mestiere fuori dal manifesto, dove sono nato, cresciuto e pure un po' invecchiato. Questa è la ragione principale per cui oggi vado via, ho voglia di dare un'occhiata in giro, di distrarmi un po' da un panorama che ormai conosco così bene da riconoscere i passi nel corridoio, in questo momento sta passando Valentino (o è Rossana?).

Una scelta personale, professionale, ma non politica. Quello che penso continuerò a pensarlo anche dove vado, e naturalmente a scriverlo. Ma continuerò anche a metterlo in discussione quando penso sia il caso, così come ho fatto in questi sette anni al manifesto, gli anni in cui Roberta Carlini e io abbiamo diretto il giornale e anche l'ultimo, trascorso tra una jena e una risposta. Un lavoro per me totalmente nuovo, che mi ha appassionato per quanto ho imparato. Dover rispondere quotidianamente a una domanda (e le vostre sono piuttosto intelligenti) ti costringe a informarti, studiare, riflettere, soprattutto riflettere se non vuoi dire cose ovvie. Qualcuna ne avrò detta, spero non molte. Tra quelle non ovvie metterei ovviamente le cosiddette provocazioni, i tagliatori di teste e gli americani, Veltroni al posto di Prodi e qualcun'altra che adesso mi sfugge. Se tornassi indietro le rifarei tali e quali, ostinato ma coerente.

Ma di una vita - e venticinque anni di lavoro, passioni, delusioni, litigi, entusiasmo, affetti, amicizie, rotture, scontri, lutti, sono una vita - non resta solo il ricordo più recente bensì episodi e momenti che attraversano questi cinque lustri e che messi uno in fila all'altro danno il senso di questa storia. Che adesso però è finita (o forse continua con altri mezzi) perché banalmente ogni cosa ha il suo ciclo, e da qualche anno io sentivo che il mio ciclo al manifesto fosse in via di conclusione. Forse anche per questo, quando ho annunciato la notizia in redazione, non ho avvertito ostilità bensì comprensione, dispiacere reciproco ma anche incoraggiamento. Soprattutto affetto, in alcuni casi commovente. Mi resta solo un grande punto interrogativo, come avrebbe reagito Luigi (mi sa male ma chissà).

Mi dispiace, cari lettori, se sentirete la mancanza di noi due (la jena e io). Noi, anzi soprattutto io che quell'altra è una bestia, sentiremo la vostra. Riccardo Barenghi

 




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